La riscoperta della no-wave della downtown newyorkese di fine 70-primi 80 si è rivelata di autentico piacere per chi visse quell’epoca ma anche una vera e propria scossa per tutti i neofiti.
Suoni sghembi, chitarre taglienti, sezione ritmica nevrotica, erano le basi di gruppi come Dna, James Chance & The Contortions, Mars, Talking Heads, Teenage Jesus & The Jerks e molti altri. Questi furono gli agitatori culturali di una scena che si sposava con altre forme artistiche come fotografia, cinema indipendente, moda e che venne ben documentata dalla fondamentale compilation “No New York”, curata da Brian Eno che era rimasto totalmente folgorato da queste estreme formule musicali.
A quel movimento non fu insensibile nemmeno l’illuminata Bologna dei primi 80, vero e proprio centro all’avanguardia e fulcro nazionale di tutte le nuove tendenze espressive italiane, città che accolse all’epoca anche live dei vari artisti sopracitati. Dunque ci fu una scena “no” anche nel nostro paese che aveva il capoluogo emiliano come base, con tante esperienze simili sparse anche in altri centri della penisola.
A fare il punto della situazione su quel periodo artistico italiano meno noto giunge la puntuale Spittle che regala, con la formula vinile+cd allegato, il titolo “Italia No!”, compilation di 14 tracce comprendente i nomi più intriganti attivi tra il 1980 e l’85 in ambito di suoni frenetici ed epilettici.
Tra le più interessanti proposte si segnalano i torinesi Eazycon con una minacciosa e notturna “Double Life”, caratterizzata da voce effettata e sax lancinante. E poi da Monza i Die Form, che ben presto si trasformeranno nei temibili Tasaday, con una traccia molto lo-fi quanto destabilizzante nel suo allucinato incedere.
Non possono poi mancare i napoletani Bisca che, agli albori della loro carriera, erano tra le migliori realtà in tal ambito con un sound funk deviato e caratterizzato da una velenosa ironia. Eccellenti. I Funkwagen da Merano prendono il free-jazz e lo combinano con il free-rock, dove spicca una chitarra che si ribella a dover suonare fusion e impazzisce. Gli Hakkah da Venezia hanno qui un approccio che vorrebbe far muovere i piedi in pista, piazzando però nel pavimento acuminate puntine che fanno sanguinare.
Presenti anche i romani Illogico (la cui opera omnia è stata ristampata su cd due anni or sono ed è irrinunciabile) con un’incisiva “871zx”, dove la sezione ritmica rimbalza come una palla, mentre la chitarra, trasformata in lama, cerca di bucarla. I fiorentini Rinf (anche loro ristampati abbondanetemente e ancora in scena) si distinguono sempre per il violento approccio dark con cantato in tedesco, loro costante nei testi.
I milanesi State Of Art prendono invece spunto da quel post-punk che si unisce al funk rendendo il groove più incisivo, come facevano gli inglesi Pigbag e gli statunitensi Konk. Divertenti i bolognesi Hi-Fi Bros, che rivisitano in chiave no-wave “Stranger In The Night”, con il supporto di sua eminenza Arto Lindsay. Band Aid dalla provincia di Lecce e i bolognesi Confusional Quartet si rivelano invece come i gruppi più tecnici, giocando con tempi dispari e arrangiamenti molto sfaccettati.
Ecco dunque aggiunto un altro importante tassello che ricostruisce bene il mosaico musicale di un’Italia veramente viva e che, nonostante lo scarso supporto mediatico dovuto anche alla carenza tecnologica rispetto ad oggi, riusciva ad alimentare l’underground con aspre sonorità “carbonare”, che solo in pochi riuscirono a gustarsi e che ora finalmente possono giungere alle orecchie di un ben più ampio pubblico.
22/05/2013
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