Pensi a David Byrne e a Brian Eno e subito ti viene in mente "My Life In The Bush Of Ghosts", il primo serio progetto volto ad occidentalizzare suoni esotici, un disco che aprì la strada ad un nuovo filone musicale che di lì a poco avrebbe preso il nome di world music.
Correva l'anno 1981 e i due musicisti erano già personaggi di primissimo piano. Brian Eno per essere stato membro fondatore dei Roxy Music e protagonista di un'altamente sperimentale carriera solista che seppe anche trovare in "Before And After The Science" un mirabolante contraltare pop. David Byrne per aver concepito quella meravigliosa creatura denominata Talking Heads, in grado di imporsi fra gli attori principali del post punk newyorkese.
I due artisti si sono già ritrovati di recente per un paio di progetti in comune (la riedizione di "My Life" e un altro album a quattro mani), e oggi rieccoli a braccetto nella colonna sonora di "Wall Street: il denaro non dorme mai", sequel del celebre film del 1987, che vede confermati Oliver Stone in cabina di regia e Michael Douglas (che per il "Wall Street" originario si portò a casa anche un Oscar) maestro di cerimonie sulla scena. Fra l'altro in quella colonna sonora erano compresi due brani di "My Life", e allora ecco che il cerchio pare chiudersi magicamente.
Il problema è che la magia di un tempo risulta inesorabilmente assopita: oggi la coppia propone un pop obliquo senza troppe pretese, con Brian Eno relegato a un ruolo secondario, senza più la voglia di imbastire trame elettroniche rivoluzionarie o arditi ricami negli arrangiamenti. C'è poi un aspetto che lascerà delusi anche gli ammiratori di Byrne (c'è poco da fare: il vero protagonista è lui): in questa colonna sonora non c'è assolutamente nulla di nuovo.
I cinque pezzi realizzati in coabitazione dal duo erano già tutti apparsi nell'album a quattro mani di un paio d'anni fa "Everythng That Happens Will Happen Today".
Delle tracce a nome del solo Byrne, "Sleeping Up" è un (pur eccellente) ripescaggio dalla soundtrack del 1999 "In Spite Of Wishing And Wanting", mentre "Lazy" e "Tiny Apocalypse" erano nella tracklist di "Grown Backwards", album risalente al 2004.
"This Must Be The Place" (già inclusa nella colonna sonora del primo "Wall Street"!) chiudeva invece l'album del 1983 dei Talking Heads "Speaking In Tongues", quello che conteneva l'hit "Burning Down The House".
Pare quindi che Byrne abbia voluto dare una seconda possibilità ad alcune sue composizioni, finora passate più o meno inosservate.
Il disco, tutto sommato, si presenta fortemente omogeneo, e ben vi si innestano i tre strumentali firmati da Craig Armstrong. Certo, mettere almeno un paio di inediti, magari ispirati dalle vicende e dal mood del film, avrebbe fatto guadagnare valore al disco.
Resta comunque una selezione gradevole, poco invadente, a tratti molto piacevole, di sicuro ben suonata e prodotta. Ma dalla presenza di certi geni, è sempre lecito aspettarsi qualcosina di più. I tempi avanguardistici di "My Life In The Bush Of Ghosts", quando questi signori facevano davvero cose con anni luce di anticipo sugli altri, sono purtroppo davvero lontani.
24/11/2010
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