Duetti intergenerazionali

Strane coppie: da Olivia Rodrigo-Robert Smith a Charli XCX-John Cale

Forse è nato tutto là dove crescono le rose selvatiche. Quell’imprevedibile duetto australiano tra il cupissimo Nick Cave di “Murder Ballads” e la scintillante dancing queen Kylie Minogue in “Where The Wild Roses Grow” aveva inconsapevolmente aperto una breccia. Fine del divario - anche generazionale - tra due mondi lontanissimi. Giù gli steccati tra seriosi rocker e popstar. Il gothic blues di King Ink incrociava la voce angelica della diva di “Enjoy Yourself” in un affascinante quanto inquietante dialogo tra una vittima innocente e il suo assassino. Una murder ballad in piena regola, insomma. A sorpresa, tra i due connazionali sarebbe anche nato uno dei rapporti più bizzarri del mondo dello spettacolo, una sorta d'intesa tra fratello maggiore e sorella minore, due anime che, per quanto diverse, rimangono legate tutt'oggi da un'inspiegabile vena di complicità. Bellissima e commovente, a tal proposito, la scena presente nel documentario su Cave "20.000 Days On Earth" (2014), nella quale si assiste a una conversazione tra i due, mentre lui guida l'auto e lei sta seduta sul sedile posteriore.



Nick Cave - Kylie MinogueSì, d'accordo, però nel 1996 la strana coppia Nick & Kylie poteva essere annoverata solo tra le più riuscite stravaganze del decennio, senza un particolare seguito. Negli ultimi anni, invece, il duetto intergenerazionale è diventato una moda, e soprattutto lo strumento attraverso il quale la popstar di turno sulla cresta dell'onda tenta di accreditarsi anche presso il pubblico “serio” del rock (meglio se alternativo). Insomma, per dirla con gli Style Council, Walls come tumbling down.
A rompere il ghiaccio era stato (tanto per cambiare) David Byrne, con il suo solito fulminante intuito, che lo aveva spinto a realizzare addirittura un disco intero con la giovane popstar del momento, Annie Clarke, alias St. Vincent. “Love This Giant” (2012) fungeva dunque da esempio paradigmatico di un art rock intergenerazionale. Il progetto univa, però, due figure dichiaratamente sperimentali, apprezzate soprattutto dal pubblico del rock alternativo. Una coppia quindi non così sorprendente, sulla falsariga di altre – Peter Gabriel-Kate Bush, Nick Cave-PJ Harvey, Mark Lanegan-Isobel Campbell - che nel tempo avevano messo insieme artisti attivi in territori simili o liminali. Poi, però, si è andati più in là, fino a comporre tandem all’apparenza davvero inimmaginabili.

Olivia Rodrigo - David ByrneTra le più attive nell'operazione, l'astuta Olivia Rodrigo, ex-stellina Disney e oggi regina del mainstream pop della Generazione Z. E chi, se non proprio David Byrne, poteva essere l'uomo giusto al momento giusto? Fatto sta che Olivia ha preso sotto braccio sul palco il guru wave durante il suo set da headliner al Governors Ball di New York (8 giugno 2025) per una sorprendente interpretazione di “Burning Down The House”, storico brano dei Talking Heads tratto dall’album “Speaking In Tongues” del 1983. Una collaborazione decisamente audace che ha visto entrare in gioiosa collisione due universi davvero distanti, con tanto di balletto e abbraccio sul palco.



Confortata dagli apprezzamenti per quell'azzardo, Rodrigo non si è fermata qui. Nel corso dello stesso 2025 ha condiviso il palco anche con No Doubt, Jewel, Sheryl Crow e Stevie Nicks. Quindi, ha voluto davvero stupire con effetti speciali, scomodando un personaggio decisamente refrattario alla ribalta mainstream come Robert Smith. La stran(issim)a coppia è nata sul palco di Glastonbury 2025, quando, durante il suo set, la popstar americana ha presentato il leader dei Cure come il suo "eroe personale": "Non riesco a trattenere l’eccitazione per il prossimo ospite, è forse il miglior autore di canzoni mai uscito dall’Inghilterra", ha rivelato la diva di “Sour”, prima di interpretare con il folletto di Crawley "Friday I’m In Love" e "Just Like Heaven". Non paga, l’indomita Olivia ha pubblicato i due brani dei Cure cantati insieme al frontman inglese all'interno del suo album dal vivo "Live in Glastonbury", con proventi netti destinati a Medici senza frontiere. Musicalmente, le interpretazioni si presentano come un omaggio sincero all'eroe della generazione dark, anche se i brani scelti risultano non proprio adatti al registro vocale di Rodrigo.





A proposito di ex-dive Disney divenute popstar, non poteva mancare all’appello anche la non meno temeraria Miley Cyrus che, in occasione dell’annuncio del suo nuovo album "Something Beautiful", ha spiazzato tutti dichiarando di volersi ispirare addirittura al leggendario concept-album del 1979 dei Pink Floyd "The Wall" e al film di Alan Parker che lo accompagnava. A quanti strabuzzavano gli occhi e si davano di gomito abbozzando qualche risatina di scherno, ha rifilato effettivamente il suo primo vero concept-album, corredato anche da un film presentato in sala come progetto multimediale. Ma non è tutto. Nella deluxe edition, Miley ha sfoderato due inediti a sorpresa che sono altrettanti duetti intergenerazionali con mostri sacri del rock: “Secrets”, realizzato insieme a Lindsey Buckingham e Mick Fleetwood dei Fleetwood Mac (con videoclip diretto da Cyrus insieme a Jacob Bixenman e Brendan Walter) e “Lockdown”, una suite psichedelica di ben tredici minuti che vede la partecipazione – tanto per cambiare - di David Byrne, già suo partner live in una cover di “Let’s Dance” di David Bowie.
Prodotto con Shawn Everett e il regista Panos Cosmatos, “Something Beautiful” si era presentato come un’opera ambiziosa, glamour e ricca di riferimenti pop. Tra soft rock, r’n’b, synth-pop ed elettronica, il disco ha segnato una svolta nella carriera di Cyrus, tra momenti di ispirazione e qualche eccesso produttivo. La nuova versione aggiunge due brani che ne ampliano il respiro rafforzandone il carattere sperimentale.





Billie Eilish - Dave GrohlAnche Lady Gaga – oltre alla celebre collaborazione con il decano dei crooner Tony Bennett - ha cercato spesso sponde in campo rock, ad esempio invitando Brian May, storico chitarrista dei Queen, a suonare con lei dal vivo (ad esempio ai VMAs 2011), mentre la star Gen Z Billie Eilish ha coinvolto spesso Dave Grohl in occasione di eventi live incassando dal fondatore e frontman dei Foo Fighters la lusinghiera definizione di “erede generazionale dello spirito dei Nirvana”.
La regina del pop malinconico Lana Del Rey ha invece voluto accanto a sé una delle sue muse, Stevie Nicks, vocalist dei Fleetwood Mac e leggenda del rock californiano, con la quale ha cantato in "Beautiful People Beautiful Problems" (nell’album disco "Lust For Life").
E poteva esimersi dalla sfida anche la popstar di maggior successo del pianeta? Certo che no, visto che Taylor Swift ha voluto coinvolgere nientemeno che Mick Jagger, portando in scena duetti con il frontman dei Rolling Stones ("As Tears Go By" e "Satisfaction") in alcune date del suo tour mondiale.
Anche la nuova star del pop iberico, la catalana Rosalía, ha trovato una sponda autorevole - e imprevedibile - nell'universo alternative grazie al suo sodalizio con Björk. Insieme all'artista islandese, la diva di "Motomami" ha duettato nell'eco-brano "Oral", i cui proventi sono stati devoluti alla lotta contro gli allevamenti ittici nel fiordo Seyðisfjörður (in Islanda); quindi ha dato vita a un trio per "Berghain" - il primo singolo del suo nuovo album "LUX" - che comprende anche un altro guru underground come lo statunitense Ives Tumor.



Popstar che cercano di accreditarsi presso il pubblico rock, specie quello più attempato ed esigente: è questo, insomma, il leit-motiv. Prendiamo Dua Lipa, un’artista che aveva già mostrato una sensibilità peculiare per la musica rock delle generazioni precedenti attraverso il suo catalogo di cover di artisti locali eseguite nel suo tour, spaziando da Janis Joplin agli Aerosmith e portando spesso sul palco a duettare con sé artisti quali Lenny Kravitz, Billie Joe Armstrong (Green Day), Gwen Stefani, Lionel Richie e Chaka Khan. Nel 2021 la reginetta pop-dance di origini kosovare ha voluto al suo fianco Elton John per il singolo "Cold Heart", hit globale che reinterpreta lo stile del Rocket Man filtrato dal pop elettronico contemporaneo. Ma ha lasciato il segno anche l’esibizione di Dua al fianco di Neil Finn dei Crowded House ad Auckland (Nuova Zelanda), in una struggente “Don't Dream It’s Over”, nel mezzo del suo Radical Optimism Tour del 2025.



Sabrina Carpenter - Simon Le BonNon poteva essere da meno anche un’altra popstar di punta del Regno Unito come Sabrina Carpenter. Ecco, allora, la diva di “Espresso” al fianco di due membri dei Duran Duran (Simon Le Bon e John Taylor) sul palco londinese del BST Hyde Park, nella serata del 6 luglio 2025, per una scatenata versione live di “Hungry Like The Wolf”. Carpenter ha introdotto la band di Birmingham con entusiasmo: “Ho pensato che sarebbe stato bello portare con me alcuni amici. Avrò bisogno che tutti voi facciate sentire, fate un grande applauso e accogliete come si deve i leggendari Duran Duran!”. Ed è stata subito celebrazione collettiva, tra cori e ovazioni dei fan.



David Gilmour - Romany GilmourAltre volte, invece, è successo quasi l'opposto: uno stagionato frontman rock in cerca di palingenesi creativa al fianco di una cantante più giovane. L’esempio più lampante è quello di Robert Plant, che, seppellite per sempre le velleità di una reunion dei Led Zeppelin, ha trovato una nuova strada prima in tandem con la stella country statunitense Alison Krauss - nell'album di cover “Raising Sand” (2007), bissato nel 2021 da “Raise The Roof” - quindi, più di recente, in compagnia dell'angelica Suzi Diane con i Saving Grace, assieme ai quali ha girato il mondo in tour (qui il live report della data romana) e pubblicato nel 2025 il valido “Saving Grace”.
Più o meno sulla stessa falsariga anche il duetto “familiare tra David Gilmour e la figlia Romany per "Between Two Points", il brano che ha anticipato l’ultimo album solista del chitarrista dei Pink Floyd, “Luck And Strange”, uscito nel 2024. Durante le dirette streaming che Gilmour e la sua famiglia (Von Trapped series) hanno realizzato durante i lockdown del 2020 e 2021, Romany ha cantato e suonato l'arpa, e David ha scoperto che le loro voci si mescolavano in un modo che solo tra membri della stessa famiglia si può ottenere. "Ho realizzato che Romany ha esattamente il tipo di vulnerabilità e giovinezza giusta per la canzone. In realtà, era a metà di un saggio e doveva prendere un treno quando glielo abbiamo chiesto: 'Ok, la canto una volta sola, accendi il microfono' e quello – ha rivelato Gilmour - è il 90 per cento del risultato finale della voce".

Si può considerare invece un incontro a metà strada quello tra Anna von Hausswolff e Iggy Pop, due artisti certamente molto distanti – per ragioni anagrafiche e di ascendenze musicali – ma afferenti, tutto sommato, allo stesso territorio del rock alternativo: di ispirazione garage-punk per l’Iguana, influenzato dalla musica gotica e neoclassica per la bionda chanteuse di Goteborg. Incluso in “Iconoclasts”, l’ultimo, splendido lavoro di Von Hausswolff, il duetto di “The Whole Woman” accentua la dimensione più intima e visionaria del disco: “A volte – ha raccontato la musa dark svedese - bisogna tuffarsi nelle acque più profonde e trattenere il respiro finché si può. Tornati in superficie, lo sguardo riesce ad andare oltre la meschinità della vita, e resta solo la verità. Questa canzone d’amore è un omaggio all’uomo che sa ascoltare ed è dedicata alla donna che trova il coraggio di lanciarsi”.



E in Italia? Non siamo stati certamente esenti al fenomeno, basti pensare ai recenti incontri tra Francesco De Gregori ed Elisa - per il singolo “Quelli che restano” (2018) - tra Motta e Nada (Miglior Duetto del festival di Sanremo, con “Dov'è l'Italia”), tra Alfa e Roberto Vecchioni - sul palco dell'Ariston nel 2024 per una suggestiva “Sogna ragazzo sogna” - e tra la compianta Ornella Vanoni e Mahmood in “Sant’Allegria”, il brano originariamente incluso nell’album “Argilla” del 1997, in cui la voce vellutata della signora della canzone italiana sposava l'inconfondibile timbro del cantante di “Soldi”. Sempre a Sanremo si sono consumate unioni più improbabili, come ad esempio quella tra Rettore e la giovane Ditonellapiaga e quella tra il rapper Briga e Patty Pravo.



Chiudiamo questa panoramica, con l’ultimo duetto in ordine di tempo, che suona forse anche come il più surreale e imprevedibile di tutti: quello tra Charlotte Aitchison aka Charli XCX e John Cale. I due hanno unito le voci per “House”, un brano tratto dalla colonna sonora del nuovo adattamento cinematografico di “Wuthering Heights” a cura di Emerald Fennell, in uscita il 14 febbraio 2026. Da una parte, dunque, l’estetica pop iperconnessa e camaleontica della diva di “Brat”, dall’altra, il rigore sperimentale di chi ha ridefinito l’idea stessa di avanguardia rock alla testa dei Velvet Underground, segnando tutte le generazioni successive. A saldare i loro universi, un principio estetico: “elegante e brutale”, formula che Cale usò per definire l’essenza della musica velvettiana. Prodotto insieme a Finn Keane, il brano nasce proprio da quell’ossessione concettuale. È stata la stessa Charli XCX a raccontare il percorso che l’ha portata a cercare Cale: "Qualche anno fa ho visto il documentario di Todd Haynes sui Velvet Underground. Sono una grande fan della band, e quel film mi ha colpita profondamente. Una cosa in particolare mi è rimasta addosso: quando John parla di un requisito fondamentale nel loro suono, il fatto che ogni canzone dovesse essere 'elegante e brutale' allo stesso tempo. Ho annotato la frase sul telefono. Ogni tanto la rileggevo, cercando di capirla davvero. Quando ho iniziato a lavorare alla musica per il film, sono tornata a quelle parole". E così la fascinazione si è tradotta in un gesto concreto: "A fine estate non avevo smesso di pensarci. Così l’ho contattato. Ci siamo sentiti al telefono e… wow, quella voce: così elegante, così brutale. Gli ho mandato alcuni brani, poi abbiamo iniziato a parlare in modo più specifico di 'House'. Gli ho raccontato un’idea vicina alla forma poetica. Lui ha registrato qualcosa e me l’ha inviato. Qualcosa che solo John poteva fare. E mi ha fatto piangere".
L’ennesimo cortocircuito creativo capace di eliminare ogni distanza anagrafica e musicale. E per fortuna. Perché, se non si fosse capito, era davvero ora di abbattere (anche) questa barriera.

30/11/2025