28/05 - 03/06/2018

Primavera Sound Festival 2018

Parc del Forum, Barcellona


Anche quest’anno una delle più grandi abbuffate europee di musica dal vivo si consuma in quel di Barcellona, sul lungomare appena più a nord della Barceloneta, nel Parc del Forum, per la diciottesima volta. Il Primavera Sound è ormai riconosciuto come un’istituzione, che ha contribuito a rivoluzionare e innovare il concetto di Festival, rinvigorendo la propria formula anno dopo anno, attraverso il continuo innesto di novità. Una delle più rilevanti per l’edizione 2018 è stata la collocazione open air dell’“Heineken Hidden Stage”, palco a ingresso limitato destinato a ospitare i così detti unexpected show, quelli comunicati all’ultimo minuto, quest’anno in verità annunciati qualche giorno prima della rassegna. L’unico vero unexpected l’ha regalato senza alcun preannuncio il recordman del Festival, Steve Albini, che ha atteso il pubblico nella giornata di sabato al di qua dei cancelli d’ingresso con un palco improvvisato assieme ai suoi Shellac, che già si erano esibiti in maniera “regolare” il giorno precedente.

Ma procediamo con ordine, dando una consequenzialità alla settimana del Festival, sì, perché il Primavera apre i battenti al lunedì, e prosegue sino a tutta la domenica, non solo all’interno del Forum ma anche in varie location disseminate per la città. La Sala Apolo, ad esempio, ha ospitato – fra gli altri – come gustose anticipazioni The Men lunedì 28 maggio e The Sea And Cake il giorno successivo, così, tanto per presentarsi, ma è chiaramente dal mercoledì che le cose iniziano a farsi serie…

Mercoledì 30 maggio

Per tutti è il giorno degli Spiritualized. Il mercoledì gli eventi sono a ingresso libero, ma soltanto tremila possessori dell’abono, previo pagamento di un contribuito di 2 euro, possono mettersi in fila a partire dalle ore 15 per acquistare il privilegio di assistere alla performance di Jason Pierce con band, orchestra e coro all’Auditori Rockdelux. Ma chi è disposto a mettersi in fila sotto il sole catalano sarà ripagato da uno show davvero stupefacente, in tutti i sensi. L’esaltazione del crescendo, un continuo saliscendi emozionale, Jason seduto di lato senza che sia concesso di osservare la sua chitarra, suoni e visual psicotropi che imporranno il set come uno dei migliori dell’intero Festival.

Ma la giornata vive anche delle buone prestazioni dei giovanissimi californiani Starcrawler, pose da star e glam-rock come se piovesse, con l’unica penalizzazione del microfono troppo basso per la magrissima cantante Arrow De Wilde, aggiustato soltanto sul finale dai troppo rilassati signori al mixer. Pochi minuti dopo il quartetto sarà presente al completo, con grandi sorrisoni stampati sui volti, per il primo firmacopie del Festival, in uno degli stand all’ingresso del Parc: le strette di mano con il chitarrista Henri Cash sono d’obbligo.

Dopo di loro sbirciamo per curiosità la popstar cilena Javiera Mena, classe 1983, quattro album all’attivo e una discreta notorietà in Sud America, poi di corsa verso l’Auditori, ma chi è rimasto senza ticket per gli Spiritualized potrà rifarsi con i Wolf Parade. Per tutti l’atto conclusivo della giornata, che terminerà in tempo per raggiungere l’ultima corsa della metropolitana, è affidato ai Belle And Sebastian, in forma smagliante con il loro pop-folk intimista, oggi ancor più colorato d’un tempo.

Un solo palco aperto al mercoledì, il “Primavera with Apple Music”, che si imporrà come il preferito dal pubblico, sia per l’ottima acustica (di gran lunga migliore anche dei due main stage, quest’anno denominati “Mango” e “Seat”), sia per la possibilità di godersi gli show comodamente seduti sulla collinetta posta di fronte. Quest’anno l’area Primavera Pro, riservata agli addetti ai lavori, è stata spostata proprio accanto alla collinetta, quindi anche da lì è possibile seguire gli eventi rappresentati su questo palco.

Giovedì 31 maggio

Dal giovedì tutto il Forum è aperto e funzionante, si entra davvero nel vivo, il pubblico si moltiplica, gli eventi si sovrappongono drammaticamente, i forum e i gruppi Facebook dedicati sono un continuo rincorrersi di informazioni e impressioni, che colorano ancor di più la già festosa atmosfera del Festival.

Un ponte collega la zona principale con l’area Primavera Bits, dedicata agli avvenimenti legati al mondo electro, e da lì si raggiunge la spiaggia, dove per tre giorni già da mezzogiorno si susseguiranno dj set di sei ore (!!) coordinati da Four Tet (giovedì), Floating Points (sì, sarà proprio lui in persona dietro la console, il venerdì) e Dekmantel (sabato), sorseggiando Aperol Spritz a go-go fra un tuffo in acqua e un attimo di relax sull’asciugamano. In questa zona ci sono il Desperados, vero open club per ballare sotto le stelle, e i nuovi palchi “The Warehouse” e “Radio Primavera Sound By Seat”, che si aggiungono al collaudatissimo “Bacardi Live” destinato a ospitare gli eventi electro di cartello: James Holden, Floating Points (questa volta live), Mount Kimbie, Mike D dei Beastie Boys, Essaie Pas, Panda Bear, Claro Intelecto, Oneohtrix Point Never e Jon Hopkins, giusto per citare i più attesi di questa intensa tre giorni.

La passeggiata ci consente di dare uno sguardo, oltre che ai cocktail, anche alla performance dei Nightcrawler, duo spagnolo che si cimenta in brani strumentali dall’evidente profilo carpenteriano: il sole è ancora alto in Catalunya, ma il pubblico balla e suda, e di conseguenza consuma cibo e alcol, per la gioia dei tanti punti ristoro, numericamente rafforzati in questa edizione.

Sul palco “Ray Ban”, il più bello esteticamente perché guardandolo si può apprezzare il mare alle sue spalle (Glastonbury se lo sogna uno scenario così, con tutto il rispetto), è intanto partito il live di Ezra Furman, che dimostra di meritare tutte le attenzioni che la critica internazionale gli sta dedicando. Un po’ Brian Molko, un po’ un Mika molto più ricercato e impegnato, trova in questo scenario le conferme in grado di lanciarlo in orbita.

Mezz’ora di Sparks, perché le leggende vanno omaggiate, perché la giacca rosa di Russell Mael e i baffetti del fratello Ron fermano il tempo e sono impossibili da non notare, poi via a scoprire i due palchi principali, dove si esibiscono prima le Warpaint, un po’ timidine per uno spazio di tali dimensioni, poi i War On Drugs, che confermano una statura da primi della classe, con la loro “Americana” colorita da assoli (occhio alla gigantesca pedaliera che circonda Adam Granduciel) e da lunghi testi scritti con in testa il miglior Dylan.

Ma la voglia di tornare sul prato di fronte il “Primavera with Apple” è troppo grande, quindi i versatili Unknown Mortal Orchestra (sempre più pop e sempre meno psichedelici, nonostante qualche divagazione che vede Ruban Nielson andarsene in giro fra il pubblico, chitarra a tracolla, esibendosi in divertenti assoli di svariati minuti) ci attirano più dell’egregia Anna Von Hausswolff, una cappuccetto rosso orrorifica che dietro il synth emula le atmosfere architettate con l’organo nell’apprezzatissimo “Dead Magic”.

Le sovrapposizioni sono tante: chi non vorrebbe dare un’occhiata a Vince Staples, James Holden, o l’attesa Fever Ray? Ma sui main stage ci sono due eventi troppo grossi, due headliner di quelli veri. Un’iper-floreale Bjork rinnova il sogno di un’utopistica pacifica convivenza fra natura e tecnologia, conducendo un set rigoglioso mascherandosi dentro un vestito da orchidea. Show coloratissimo ma un tantino distaccato. Lo sciamano Nick Cave nei suoi novanta minuti dà invece una grandissima dimostrazione di forza, ciostruendo il set più iconico del Festival. Un artista che riesce a tenere in pugno tanto un auditorium con qualche centinaia di persone, quanto un’arena di grandi dimensioni. E poi c’è Warren Ellis che è uno spettacolo nello spettacolo, e il batterista che a metà concerto decide di indossare un improbabile cappotto. Sul finale a molti fan delle prime file viene concesso di salire sul palco, e allora via con i selfie per immortalare il momento e mandarlo agli amici in tempo reale. La scaletta di Nick Cave riserva brani inattesi, come una “Come Into My Sleep” che non veniva eseguita live dal 2005 e una “Loverman” che aveva visto per l’ultima volta il palco nel 1999. Pur con atmosfere diverse, Nick Cave è il personaggio che più di ogni altro oggi si avvicina a Springsteen, sia per il modo di concedersi al pubblico, sia per come lo lascia entrare all’interno del proprio show. Ormai una leggenda assoluta.

Venerdì 1° giugno

E’ dura riuscire a essere sotto i palchi già alle ore 17, e chi suona a quell’ora è inevitabilmente svantaggiato: saranno in pochi quindi a vedere non solo Waxahatchee e il nostro Cesare Basile, ma persino il Josh T. Pearson che si esibisce in un bel set full band sull’”Hidden Stage”. Va meglio alle Breeders, piazzate nell’arena principale a rinverdire i fasti di un tempo, rispolverando – accanto ai pezzi nuovi – i classici “Cannonball” e “Gigantic”, ripresa dal repertorio dei Pixies. I lacrimoni e la possibilità di ammirare all’opera le sorelline Deal lasciano passare inosservati ai più (il pubblico non è ancora troppo numeroso alle 19.10) Steve Albini, Ty Segall (immortalati assieme nella foto di una fan, uno scatto fra i migliori che abbiamo visto circolare sui social) e persino Beach House. Come dire che il Festival è sì cresciuto tanto, ma molti musicisti continuano a sentire l’esigenza di respirarlo anche dall’altro lato del palco, in una situazione di totale condivisione con il pubblico che non è andata ancora smarrita.

E’ ancora giorno quando dall’altro lato dell’arena principale entra in scena Father John Misty, protagonista di un set movimentato, rafforzato dalla presenza di una piccola orchestra. Quella dell’ex-Fleet Foxes rappresenta la più grande consacrazione di questa edizione del Festival: è piaciuto a tutti, e si lancia in orbita proprio in contemporanea con la pubblicazione del suo nuovo album “God’s Favorite Customer”.

Il set è così coinvolgente che nessuno viene distratto dall’attesa per il concerto dei National, che seguirà alle 21,30, gli headliner della giornata. Ma il gruppo di Matt Berninger questa volta supera la prova col fiato corto, causa un set poco adatto a uno spazio tanto grande. La band appare come trattenuta, Berninger si attacca al bicchiere e lascia esplodere la propria rabbia soltanto in pochi brevi frangenti (“Graceless”, il finale di “Terrible Love”) riempendo la setlist di troppi brani atmosferici. L’esatto contrario di quanto fatto da Misty, che invece ha puntato tutto sui motivi più tirati. Anche in “Mr. November” Berninger – che di solito sulle note di questo pezzo si getta sul pubblico – appare come frenato, ferma restando la grande coesione di suono che il gruppo sprigiona. Sono una garanzia, i National, ma con un’esibizione di questo tipo è difficile conquistare nuovi fan. Assistere al concerto dei National significa sacrificare nomi come Mogwai, Shellac, Ibeyi e Thundercat (visto un pezzettino di sfuggita, un grandissimo!), ma soprattutto sacrificare almeno un pezzettino dei Ride, protagonisti nell’Hidden ad accesso limitato, quindi occorre fare quei 15 minuti di fila (nonostante l’area sia piena solo fino a metà) che mandano in fumo quasi tutto lo show. Scelte drammatiche, dicevamo.

Prima di ripartire meglio riposarsi un po’ sul prato per ascoltare l’elegante set di Charlotte Gainsbourg, incapsulata fra bulbi al neon bianco, protagonista anche di una conferenza stampa pomeridiana condivisa con la mamma Jane Birkin (anche lei su uno dei palchi del Festival) e spostarsi sul magico Ray Ban per la grande delusione di quest’anno: i Cigarettes After Sex. Pessimi suoni, il loro essere romanticamente notturni questa volta li fa percepire più monocordi del solito, suonano per scelta estetica a volumi bassi (li avevamo già visti a Roma), ma in uno spazio aperto l’atmosfera in chiaroscuro che vorrebbero creare non si alimenta. No, non hanno funzionato.

Tuttoil contrario degli Idles, devastanti, dal vivo quanto e più che su disco. Mezz’oretta intensissima, ma poi dobbiamo mollare perché (mentre c’è Tyler The Creator sul main stage, ma il dono dell’ubiquità non l’hanno ancora inventato…) come si può perdere Ty Segall? Ecco. Ty Segall. La palma per il miglior set del venerdì tocca a lui. Bei suoni, belle chitarre, grandissima energia, si può andar via appagati, e pazienza per coloro che criticheranno il dj set di Arca, rifacendosi (dalle 4 alle 5,30) con quello di Black Madonna. E poco importa se i Migos hanno dato forfait all’ultimo momento: dicono di aver perso l’aereo. Strano, no?

Sabato 2 giugno

Si vive di contrasti al Primavera Sound, di generi musicali che si incrociano, di generazioni che convivono con naturalezza, di momenti che per tanti resteranno indimenticabili, di amici che si (re)incontrano, con i quali condividere un drink o un concerto intero, di rinunce e madornali rimorsi per quello che non si è visto o non si è potuto vedere, e si torna a casa felici ma frastornati, con un po’ di malinconia perché il tempo è volato troppo in fretta, e di rabbia perché chiunque avrebbe desiderato vedere ancora di più, e ancora meglio.

Tutto questo vale soprattutto per la giornata del sabato, da sempre il momento più difficile, perché l’area è satura di persone, perché ci sono set molto importanti, fra i big ma anche fra i meno noti, perché non va dimenticato che la grande forza del Primavera è nella bontà e nell’eterogeneità delle “seconde linee”, dei nomi scritti sotto quelli più grossi.

Arrivi per vedere Car Seat Headrest ma lungo il cammino senti Peter Perrett e allora ditemi come fai a non fermarti. Vuoi sentire un paio di canzoni e finisci per guardare tutto il concerto. Perché quello di Peter è un ritorno importante e le canzoni sono davvero efficaci. Vorresti fare un salto da Jane Birkin, per la sua portata iconica, ma come puoi perdere il ritorno dei Lift To Experience, un culto miracolosamente resuscitato? Vorresti toglierti lo sfizio di applaudire Ariel Pink, ma se hai avuto vent’anni negli anni 90 come puoi rinunciare a Tanya Donelly e ai suoi Belly, che poi magari non ti ricapiterà più di vederli per tutta la vita? I Belly, set fresco, energico alt-pop conservato in maniera perfettamente integra, il disco nuovo è molto carino e i classici non sono invecchiati male. Bravi. Molto bravi.

Ma alle 21,30 non c’è alternativa che tenga, perché ci sono gli Slowdive che suonano sul palco che sta funzionando meglio, e se i loro suoni funzionano, non ce n’è per nessuno. Gli Slowdive per molti stasera rappresentano il concerto della vita, e dimostrano di essere fra i più bravi nella diffusione di quel germe infetto ottenuto da un incrocio diabolico fra shoegaze e dream-pop. Brani vecchi e nuovi si fondono magicamente, come fossero stati incisi tutti nello spazio di pochi mesi. Magia pura dalle corde di Neil Halstead e dalla voce di Rachel Goswell. Se siamo qui oggi, e se ricorderemo questa giornata con smisurato affetto, è soprattutto perché ci sono stati loro.

Poi c’è la dura vita di chi deve esibirsi fra gli Slowdive e gli Arctic Monkeys, quindi per i Grizzly Bear catturare l’attenzione diventa impresa difficilissima, e infatti soccomberanno sotto il peso di tale compito, anche perché giunge notizia che l’arena principale sia già stracolma e in molti abbandonano i Grizzly ben prima della fine del set per lanciarsi verso gli attesissimi Arctic Monkeys, che saranno protagonisti del set più lungo del festival: gli unici a suonare un’ora e quaranta. Arctic Monkeys: la nota dolente di questa edizione. Le prime date del tour li danno in forma smagliante, tutto il pubblico è sotto il “Mango”, nessuno in giro per il Forum, neanche fosse in corso una finale dei Mondiali di calcio. I fan di Oblivians, Oneohtrix Point Never e Dead Cross ringraziano perché sono in quattro gatti sotto i rispettivi palchi e stanno seguendo i propri beniamini con tutti i comfort di visibilità possibili. Sotto il “Mango” grande attesa. Un disco di Mina (“L’importante è finire”, eseguita dagli Arctic nella prima delle due serate romane di pochi giorni prima) introduce la band, ma quando parte “Four Out Of Five” arriva la tragica sorpresa. I volumi sono bassissimi, ma bassi davvero, così bassi che anche stando sotto le casse si può parlare beatamente con il vicino, anche nei momenti più sonici. La botta non arriva, anzi, tutti gli strumenti sono completamente coperti dal vociare del pubblico, che come al solito per gran parte chiacchiera, fregandosene di chi sta lì per ascoltare la musica. Si cerca di andare avanti sperando in un miglioramento della situazione, ma dopo mezz’ora, schiacciati fra svariate decine di migliaia di persone, in molti iniziano a defluire e a dirigersi verso gli altri palchi. Un fallimento totale. I veri headliner del festival escono davvero ridimensionati, anche se per colpe probabilmente non loro (a ripensarci, anche i National la sera prima sullo stesso palco uscirono a volumi piuttosto bassi). Ascoltare una “Brianstorm” o una “I Bet You Look Good On The Dancefloor” a volumi tanto ridotti non ha davvero senso: meglio andar via.

I Deerhunter ringraziano, la loro platea si ingrandisce col passare dei minuti, anche se si renderanno protagonisti di un set non proprio memorabile, un tantino “vuoto”. Anche Jon Hopkins ringrazia, e lui difficilmente sbaglia un colpo. Poi, ad Arctic conclusi, tutti a estasiarsi con la musica dei Beach House, quella musica fatta di sabbia ed emozioni, perfetta da ascoltare sotto questo cielo stellato di inizio giugno, riprodotto anche alle spalle della formazione americana. Se la felicità esiste, per qualsiasi appassionato di musica in questo momento è qui, a concludere virtualmente una rassegna che si è dimostrata qualitativamente di alto livello, a dispetto delle tante critiche mosse all’indomani dell’annuncio della line-up. Alla fine le presenze dichiarate dagli organizzatori saranno oltre 210.000, a conferma di un progetto che si conferma seguitissimo.

Il Primavera è una garanzia, sempre, e lo dimostra anno dopo anno: non è un caso che in molti acquistino voli, hotel e biglietti alla cieca, molto prima dell’annuncio del cartellone. A proposito, gli early bird per l’edizione 2019 saranno in vendita per sole 48 ore già il mercoledì successivo alla chiusura del Festival! Che non è ancora terminato, perché ci sono ancora i Public Service Broadcasting e gli ultimi dj set (compreso quello del “nostro” Carlo Pastore) che condurranno il pubblico fino alle prime luci del giorno, quando dj Coco, sul palco del Ray Ban, con l’alba alle spalle, imprime il sigillo finale, rinnovando l’appuntamento all’anno successivo. Resta il tempo per un ultimo selfie all’uscita, davanti ai cancelli, davanti a quella scritta che ondeggia da una settimana con su scritto “Primavera Sound”, immortalando le luci di un nuovo giorno e la voglia di continuare a mettere la musica al centro della propria vita.

Scaletta

  1. 1. Nick Cave
  2. 2. Jesus Alone
  3. 3. Do You Love Me?
  4. 4. From Her To Eternity
  5. 5. Loverman
  6. 6. Come Into My Sleep
  7. 7. The Ship Song
  8. 8. The Mercy Seat
  9. 9. Red Right Hand
  10. 10. Girl In Amber
  11. 11. Distant Sky
  12. 12. Jubilee Street
  13. 13. Deanna
  14. 14. Stagger Lee
  15. 15. Push The Sky Away
  16. 16. Arctic Monkeys
  17. 17. Four Out Of Five
  18. 18. Brianstorm
  19. 19. I Bet You Look Good On The Dancefloor
  20. 20. Don’t Sit Down ‘Cause I’ve Moved Your Chair
  21. 21. Why’d You Only Call Me When You’re High?
  22. 22. 505
  23. 23. One Point Perspective
  24. 24. Do Me A Favour
  25. 25. Cornerstone
  26. 26. One For The Road
  27. 27. Arabella
  28. 28. Tranquility Base Hotel + Casino
  29. 29. She Looks Like Fun
  30. 30. Knee Socks
  31. 31. Pretty Visitors
  32. 32. Crying Lightning
  33. 33. Do I Wanna know?
  34. 34. Batphone
  35. 35. The View From The Afternoon
  36. 36. R U Mine?
  37. 37. National
  38. 38. Nobody Else Will Be There
  39. 39. The System Only Dreams In Total Darkness
  40. 40. Don’t Swallow The Cup
  41. 41. Walk It Back
  42. 42. Guilty Party
  43. 43. Bloodbuzz Ohio
  44. 44. I Need My Girl
  45. 45. Day I Die
  46. 46. Carin At The Liquor Store
  47. 47. Graceless
  48. 48. Fake Empire
  49. 49. Rylan
  50. 50. Mr. November
  51. 51. Terrible Love
  52. 52. About Today
  53. 53. Spiritualized
  54. 54. If I Were With Her Now
  55. 55. Shine A Light
  56. 56. Born, Never Asked (Laurie Anderson cover)
  57. 57. Electric Mainline
  58. 58. Ladies And Gentlemen We Are Floating In Space
  59. 59. Stay With Me
  60. 60. Broken Heart
  61. 61. Out Of Sight
  62. 62. Stop Your Crying2
  63. 63. She Kissed Me
  64. 64. Let It Flow
  65. 65. I Think I’m In Love
  66. 66. Soul On Fire
  67. 67. So Long You Pretty Thing
  68. 68. Slowdive
  69. 69. Slomo
  70. 70. Catch The Breeze
  71. 71. Crazy For You
  72. 72. Star Roving
  73. 73. Souvlaki Space Station
  74. 74. No Longer Making Time
  75. 75. When The Sun Hits
  76. 76. Alison
  77. 77. Sugar For The Pill
  78. 78. Golden Hair (Syd Barrett cover)
  79. 79. Beach House
  80. 80. Black Car
  81. 81. Wild
  82. 82. PPP
  83. 83. Dark Spring
  84. 84. Space Song
  85. 85. Lemon Glow
  86. 86. Lazuli
  87. 87. 10 Mile Stereo
  88. 88. Master Of None
  89. 89. Drunk In LA
  90. 90. Elegy To The Void
  91. 91. Myth
  92. 92. Dive
  93. 93. Ty Segall
  94. 94. Wave Goodbye
  95. 95. Fanny Dog
  96. 96. Finger
  97. 97. Squealer
  98. 98. Candy Sam
  99. 99. Every 1’s A Winner
  100. 100. Despoiler Of Cadaver
  101. 101. Warm Hands
  102. 102. My Lady’s On Fire
  103. 103. Alta
  104. 104. Caesar
  105. 105. Love Fuzz
  106. 106. War On Drugs
  107. 107. In Chains
  108. 108. Pain
  109. 109. An Ocean In Between The Waves
  110. 110. Strangest Thing
  111. 111. Nothing To Find
  112. 112. Knocked Down
  113. 113. Red Eyes
  114. 114. Under The Pressure
  115. 115. Eyes To The Wind
  116. 116. Bjork
  117. 117. Arisen My Senses
  118. 118. The Gate
  119. 119. Utopia
  120. 120. Blissing Me
  121. 121. Isobel
  122. 122. Courtship
  123. 123. Human Behaviour
  124. 124. Tabula Rasa
  125. 125. Pleasure Is All Mine
  126. 126. Wanderlust
  127. 127. Features Creatures
  128. 128. Loss
  129. 129. Sue Me
  130. 130. Notget
  131. 131. Father John Misty
  132. 132. Nancy From Now On
  133. 133. Chateau Lobby # 4
  134. 134. Only Son Of The Ladiesman
  135. 135. Total Entertainment Forever
  136. 136. Disappointing Diamonds Are The Rarest Of Them All
  137. 137. Mr. Tillman
  138. 138. Please Don’t Die
  139. 139. Hangout At The Gallows
  140. 140. Pure Comedy
  141. 141. Hollywood Forever Cemetery Sings
  142. 142. I Love You, Honeybear
  143. 143. The Ideal Husband
  144. 144. Breeders
  145. 145. New Year
  146. 146. Wait In The Car
  147. 147. All Nerve
  148. 148. No Aloha
  149. 149. Divine Hammer
  150. 150. Glorious
  151. 151. Spacewoman
  152. 152. Drivin’ On 9
  153. 153. Nervous Mary
  154. 154. S.O.S.
  155. 155. Off You
  156. 156. I Jest Wanna get Along
  157. 157. Cannonball
  158. 158. MetaGoth
  159. 159. Gigantic
  160. 160. Do You Love Me Now?
  161. 161. Saints
  162. 162. Ezra Furman
  163. 163. I Wanna Destroy Myself
  164. 164. Maraschino – Red Dress $ 8.99 At Goodwill
  165. 165. Haunted Head
  166. 166. I Lost My Innocence
  167. 167. Ordinary Life
  168. 168. Psalm 151
  169. 169. Driving Down To L.A.
  170. 170. Hounds Of Love (Kate Bush cover)
  171. 171. No Place
  172. 172. Peel My Orange Every Morning
  173. 173. Love You So Bad
  174. 174. Suck The Blood From My Wound
  175. 175. Warpaint
  176. 176. Intro
  177. 177. Keep It Healty
  178. 178. Bees
  179. 179. Drive
  180. 180. Love Is To Die
  181. 181. Elephants
  182. 182. Billie Holiday
  183. 183. So Good
  184. 184. Undertow
  185. 185. New Song
  186. 186. Disco / Very
  187. 187. Anna Von Hauswolff
  188. 188. The Truth, The Glow, The Fall
  189. 189. Ugly And Vengeful
  190. 190. Kallans Ateruppstandelse
  191. 191. The Mysterious Vanishing Of Electra
  192. 192. Come Wander With Me / Deliverance
  193. 193. Sparks
  194. 194. What The Hell Is It This Time?
  195. 195. Hasta Manana Monsieur
  196. 196. Propaganda
  197. 197. At Home, At Work, At Play
  198. 198. Tryouts For the Human Race
  199. 199. Missionary Position
  200. 200. Edith Piaf (Said It Better Than Me)
  201. 201. Dick Around
  202. 202. Hippopotamus
  203. 203. When Do I Get To Sing “My Way”
  204. 204. The Number One Song In Heaven
  205. 205. This Town Ain’t Big Enough For Both Of Us
  206. 206. Suburban Homeboy
  207. 207. Amateur Hour
  208. 208. Idles
  209. 209. Heel / Heal
  210. 210. Faith In The City
  211. 211. Mother
  212. 212. Samaritans
  213. 213. 1049 Gotho
  214. 214. Divide & Conquer
  215. 215. Danny Nedelko
  216. 216. White Privilege
  217. 217. Lovesong
  218. 218. Exeter
  219. 219. Weel Done
  220. 220. Rottweiler
  221. 221. Charlotte Gainsbourg
  222. 222. Lying With You
  223. 223. Ring-a-Ring o’Roses
  224. 224. Heaven Can Wait
  225. 225. Sylvia Says
  226. 226. The Songs That We Sing
  227. 227. Les Crocodiles
  228. 228. Deadly Valentine
  229. 229. Kate
  230. 230. Charlotte For Ever
  231. 231. Rest
  232. 232. Remarkable Day
  233. 233. Les Oxalis
  234. 234. Lemon Incest
  235. 235. Deerhunter
  236. 236. Detournement
  237. 237. Cover Me (Slowly)
  238. 238. Agoraphobia
  239. 239. Revival
  240. 240. Futurism
  241. 241. What Happens To People
  242. 242. Death In Midsummer
  243. 243. Desire Lines
  244. 244. No One’s Sleeping
  245. 245. Helicopter
  246. 246. Take Care
  247. 247. He Would Have Laughed
  248. 248. Lift To Experience
  249. 249. Just As Was Told
  250. 250. Fallonf From Cloud 9
  251. 251. With Crippled Wings
  252. 252. Waiting To Hit
  253. 253. The Ground So Soft
  254. 254. These Are The Days
  255. 255. Into The Storm
  256. 256. Grizzly Bear
  257. 257. Aquarian
  258. 258. Losing all Sense
  259. 259. Cut-Out
  260. 260. Yet Again
  261. 261. Fine For Now
  262. 262. Ready, Able
  263. 263. Mourning Sound
  264. 264. Sleeping Ute
  265. 265. Two Weeks
  266. 266. While You Wait For The Others
  267. 267. Three Rings
  268. 268. Sun In Your Eyes

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